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La battaglia dei semi per brevettare l’orto PDF Print E-mail
Written by Il Secolo XIX   
Wednesday, 03 October 2012 00:00

A Gianni Rodari per fare un seme bastavano un frutto e un fiore. Ma erano altri tempi. Ora, parafrasando l'ultimo verso della famosa filastrocca, si potrebbe canticchiare che "per fare tutto ci vuole un brevetto", altro che un fiore. E quindi avvocati, carte, soldi. E un'azienda - di solito una multinazionale - che si aggiudica il riconoscimento dell'invenzione del suddetto seme e di quello che farà nascere: girasoli, pomodori, riso.
Non è fantascienza ma realtà, denuncia il dossier della coalizione internazionale "No Patents on Seeds", cioè niente brevetti sulle sementi, coordinata dai tedeschi Christoph Then e Ruth Tippe. La coalizione, che ha anche un "ramo" italiano nella campagna "Sblocchiamoli", porta avanti unabattaglia contro la brevettabilità di varietà vegetali e animali e chiede che sia reintrodotto in Europa il "privilegio dell'agricoltore", che dà a contadini e allevatori libero accesso ad ogni materiale genetico.
«L'Ufficio europeo dei brevetti» calcola Riccardo Bocci, agronomo e portavoce di "Sblocchiamoli" «ha concesso negli ultimi anni circa 2.000 brevetti su piante e 1.200 su animali, con o senza coinvolgimento di ingegneria genetica. E ora sta vagliando altre mille domande. Nonostante l'Europa abbia detto che piante e animali non si brevettano». In Italia ancora non sono finiti sugli scaffali alimenti coperti da "diritto d'autore", «ma potrebbe succedere presto» avverte Bocci.
Ma cosa significa brevettare una pianta, ad esempio (visto che è successo) una varietà di broccolo? Significa che quel broccolo ha un proprietario che l'ha "inventato" e che può quindi far pagare i diritti a chiunque, ricercatore o contadino, voglia usarlo. Il tutto in genere per 20 anni. «Le conseguenze sono disastrose» osserva Bocci «perché significa che un particolare incrocio di semi non potrà essere usato per la ricerca senza chiedere il permesso, dietro pagamento, alla multinazionale, né potrà essere coltivato. Si potrà chiedere il diritto d'uso, che però dura solo un'annata agraria». «Questi brevetti» riassume Then «mettono ricerca e nutrizione in mano ai privati».
Il 16 ottobre si celebrerà la Giornata mondiale dell'alimentazione. «Un'occasione per spiegare ai cittadini cosa rischiamo» dice Bocci. Già, perché nonostante lo scorso maggio il Parlamento europeo abbia adottato una risoluzione che si appella all'Ufficio europeo dei brevetti (Epo) affinché non rilasci più brevetti su piante e animali, l'autorità con sede a Monaco continua a farlo. «Non stiamo operando contro la legge» si difende l'Epo per voce del responsabile della comunicazione, Rainer Osterwalder «siamo in linea con quanto prevede la Convenzione europea sui brevetti». Il succo è che il Parlamento europeo non ha il potere di cambiare alcunché, solo di "sensibilizzare". «E anche noi all'Epo abbiamo dei paletti» spiega Ashok Chakravarty, uno degli esaminatori «se un tipo di melone esiste già non si può "privatizzare"». Già, ma il problema sussiste - accusano gli attivisti - visto che «ogni giorno si possono creare nuove varietà. E devono essere di tutti, non di proprietà di una multinazionale».
I rischi per il futuro «sono molti» avverte Bocci: «Che si limiti la ricerca ai soli ambiti che interessano ai privati, che si producano solo alimenti che fanno comodo alla grande distribuzione (come il frumento con "molto" glutine) ma non a chi mangia, e che i prezzi dei vegetali salgano alle stelle. Il meccanismo è già più che avviato negli Stati Uniti, dove multinazionali come la Monsanto si sono aggiudicate, fra le altre, una varietà di melone». Facendo infuriare anche Vandana Shiva: «Non si può brevettare un melone che ha le caratteristiche tipiche di quello autoctono dell'India» ha tuonato l'attivista.
In misura minore, c'è anche chi si preoccupa per i "brevetti" animali. «Ma non parliamo di Italia» assicura Bocci. «E nemmeno di veri brevetti» specifica Riccardo Fortina, docente al dipartimento di Scienze zootecniche di Torino e presidente di Save -Foundation, per la tutela di razze e varietà autoctone europee «da noi come altrove si ricorre spesso al seme del toro, invece che al toro in carne e ossa. Ma a mio parere non è un male. Certo, se tutti si "riforniscono" dallo stesso tipo di toro la biodiversità può risentirne, ma avere una banca del seme, che ora non c'è, sarebbe credo auspicabile. Permetterebbe di preservare le razze in estinzione».

LE INIZIATIVE IN LIGURIA

BROCCOLO LIBERO INIZIA LA GUERRA

VANDANA SHIVA DICE NO AL MELONE

FRUMENTO FORTE, MA IL RISCHIO È...

UN TORO PER TUTTE MEGLIO 0 PEGGIO?

La Cospe, ong che si occupa di cooperazione per lo sviluppo dei Paesi emergenti e aderisce alla campagna "Sblocchiamoli", organizza due eventi per protestare contro la brevettabilità di vegetali e animali e sensibilizzare i cittadini sul tema. Il primo sarà giovedì 18 ottobre alle 21.15 a Savona, presso il Nuovo film studio: rappresentazione teatrale "Il caso Neem" e proiezione video sul tema. Il secondo sarà sabato 20 ottobre dalle 10 all'ex scuola elementare di Vesima (Genova): mercatino dei contadini, spettacoli per bambini, seminario e dibattito.

Il broccolo della discordia è quello brevettato dalla multinazionale americana Monsanto, già in vendita sugli scaffali inglesi. «Ma a prezzi più alti» avverte la rete italiana "Sblocchiamoli"

L'azienda biotech ha messo la bandierina anche su una speciale varietà di melone. Infuriata l'attivista Vandana Shiva: «Ha le stesse caratteristiche del melone indiano. No al brevetto!»

Per consentire una maggior produzione di frumento lo si "farcisce" di glutine, così diventa più resistente. «Il risultato?» osserva l'agronomo Riccardo Bocci «Che aumentano le intolleranze»

Molti allevamenti di vacche fanno a meno del toro e ne acquistano il seme. «La biodiversità alla lunga può risentirne» dice il professor Riccardo Fortina «ma è utile per preservare razze in estinzione»


Elisabetta Pagani This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 03/10/2012)
 

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