Home Notizie Basilea - 8° incontro "Liberiamo la diversità"
Basilea - 8° incontro "Liberiamo la diversità" PDF Print E-mail
Written by Maria Pia Corpaci   
Friday, 27 September 2013 09:58

Sono stata a Basilea per l’8° incontro annuale di Liberiamo la diversità, una Rete che riunisce contadini, associazioni di contadini e gruppi della società civile che hanno a cuore la biodiversità e la praticano sui loro terreni. L’incontro si è svolto dal 20 al 22 settembre e il folto contingente italiano è stato sponsorizzato dalla Rete Semi Rurali mediante un finanziamento europeo. L’occasione era importante, anche per finalizzare nel Coordinamento europeo della Rete una dichiarazione comune sul nuovo regolamento voluto dall’Europa sulla  commercializzazione del materiale di propagazione vegetale. (Il documento prodotto verrà spedito a breve a noi partecipanti da ProSpecieRara, i nostri ospiti svizzeri, e lo condividerò appena lo ricevo).

 

All’incontro hanno partecipato oltre 150 persone da 27 paesi diversi, con delegazioni numerose (Svizzera, Francia, Italia, Germania) o di una o due  persone (Georgia, Lituania, Croazia, Mali, Filippine, Scozia, etc.). Sin dal primo giorno si respirava un’aria festosa. Molti si conoscevano e si ritrovavano con grandi abbracci e chi, come me, non conosceva altri che i compagni di viaggio, incontrava un mondo davvero “biodiverso” riunito nel grande giardino botanico di Basilea, nuova sede più che mai appropriata di ProSpecieRara, l’associazione che da quarant’anni in Svizzera si occupa di proteggere la biodiversità di piante e animali.

Basilea

La mattina di venerdì è passata velocemente con la riunione plenaria, la presentazione del programma e un tour del giardino dimostrativo di ProSpecieRara all’interno dell’orto botanico. Essendo molto numerosi, abbiamo dovuto scegliere due sui sei “argomenti”. Io ho scelto le erbe aromatiche e gli animali.
Esther responsabile del settore aromatiche, ci ha spiegato come hanno creato il giardino delle erbe aromatiche svizzere: ProSpecieRara ha rivolto un’appello nazionale per recuperare varietà locali via stampa e televisione. Purtroppo hanno risposto solo una ventina di persone che coltivavano erbe di sicura provenienza svizzera e dunque, a parte qualche varietà di menta e di salvia, il giardino delle erbe è piuttosto limitato. Questa è stata una sorpresa, perché normalmente i loro appelli ricevono centinaia, se non a volte migliaia, di risposte. Purtroppo la conclusione è che, per vari motivi, c’è stata una grave perdita di biodiversità in Svizzera per quanto riguarda le piante aromatiche.
Anche specie locali animali sono state molto penalizzate. ProSpecieRara alleva gli ultimi tre tipi di gallina svizzera,  L’Appenzeller barbuta, L’Appenzeller a cuffia e la gallina Svizzera, così chiamata per i colori bianco delle piume e rosso della cresta, gli stessi colori della bandiera della confederazione.

Appenzeller barbuta

Appenzeller barbuta

Appenzeller a cuffia

Appenzeller a cuffia

Durante la visita agli animali si è sviluppata un’accesa discussione sull’allevamento
di razze in via d’estinzione e i criteri di selezione. Jurgen, pastore, faceva notare che spesso ci sono differenze tra membri della stessa famiglia e che i suoi montoni nascono neri e sviluppano un vello argentato nell’età adulta.  A volte però, qualcuno resta nero e gli ispettori che vengono a  selezionarli li eliminano in quanto “diversi” e non “puri”. Lui sostiene però che questi elementi fanno parte del processo naturale, e che la classificazione è rigida mentre la natura è creativa e  in evoluzione. Di conseguenza secondo lui gli strumenti di classificazione spesso cercano assurdamente di mantenere ferma e immutabile una materia disubbidiente.  Il responsabile di ProSpecieRara per gli animali sosteneva che anche loro fanno in effetti una selezione e che le galline che non sono perfettamente in linea con le caratteristiche escono dal registro ufficiale e vengono donate a famiglie che si impegnano ad allevarle.

Dopo pranzo ci dividiamo per il primo laboratorio. L’argomento che ho scelto è: Diritti di proprietà intellettuale e semi
Cos’è un brevetto: è il diritto di usare qualcosa in forma esclusiva e ne esclude l’uso da parte di altri. E’ un’esclusiva sulla realizzazione e la vendita di un’invenzione
Cos’è la privativa vegetale: è la protezione della denominazione di una varietà nuova, selezionata, con caratteristiche certe e riproducibili, e da il monopolio quasi esclusivo per la produzione/riproduzione, condizionamento ai fini della moltiplicazione, vendita. La protezione per una nuova varietà può essere ottenuta sia che la pianta sia stata selezionata con metodi convenzionali, sia mediante ingegneria genetica. La registrazione protegge la varietà per una durata di 25 anni.

La privativa vegetale è regolamentata dall’UPOV (Unione per la protezione delle nuove varietà vegetali) un’organizzazione intergovernativa che stabilisce i requisiti che i paesi devono adottare nella legislazione nazionale. All’unione partecipano per ora 71 paesi ma si prevede che presto si assoceranno tutti i paesi africani, in quanto si sta cercando di negoziare l’ingresso dell’intero continente in una volta.  Mentre il regolamento dell’Upov del 1973 consentiva ai contadini di riseminare le varietà protette una volta riprodotte, cosa che è ancora vigente per i paesi che si sono associati prima del 1991, dopo questa data il regolamento cambia ed esclude questa possibilità. Perciò le varietà protette devono essere ricomprate per ogni nuova semina, almeno nei paesi associati dopo quell’anno.

I brevetti in Europa sono invece regolamentati dalla Convenzione di Monaco del 1973 sulla concessione dei brevetti, convenzione che raggruppa 36 paesi (i 27 europei più Turchia, Israele, Svizzera, San Marino, Estonia, Croazia, Islanda, Macedonia e Monaco). Mentre le varietà vegetali e animali non sono brevettabili, la Convenzione considera  brevettabili i processi genetici e i microrganismi. Gli Stati membri possono comunque escludere la brevettabilità. Il brevetto dura 20 anni.

La protezione delle varietà come intesa dall’Upov e dalla convenzione sui brevetti causano problemi agli agricoltori sotto vari aspetti. Ostacolano l’innovazione in quanto restringono le possibilità dei ricercatori/riproduttori di lavorare con semi protetti per ibridarli con altri semi e creare  nuove varietà con diverse proprietà. Un’associazione di riproduttori olandesi, la Plantum, che ha il 43% dei diritti per le varietà europee protette, ha richiesto che il privilegio del riproduttore di poter utilizzare tutto il materiale genetico, anche quello protetto, sia esteso alla legislazione dei brevetti. Questo indebolirebbe i diritti dei detentori di brevetti, ma sarebbe una misura che libererebbe le possibilità di nuove varietà.
Oltre all’innovazione, altri aspetti su cui la protezione delle varietà e i brevetti influiscono negativamente sono:
l’accesso alle sementi e il rispetto dei diritti umani (p..e. il diritto al cibo)
la promozione dell’economia domestica
la promozione della ricerca nazionale
la protezione e promozione della bio-diversità
il libero accesso ai semi e al cibo per i contadini, i riproduttori e i consumatori

Inoltre l’Upov ha problemi di trasparenza, dato che alle riunioni partecipano solo governi e aziende sementiere e le richieste di Ong varie e di Via Campesina di essere presenti non sono per ora mai state accolte.

Dopo una breve, ma molto necessaria, pausa-caffè per riprendermi dalle molte e complicate informazioni, sono andata al laboratorio seguente. Il titolo: Dai gruppi locali alle reti dei semi: problemi pratici nella creazione della biodiversità agricola.
Questo laboratorio non è stato molto interessante perché monopolizzato per lo più da associazioni dell’est europa che hanno forti restrizioni nei finanziamenti per assumere personale e si trovano in difficoltà nel portare avanti i loro compiti esclusivamente con volontari.
Quello che, dal titolo, avrebbe dovuto essere una discussione su come allargare il raggio d’azione di un gruppo o associazione che si occupa di biodiversità si è rivelato un racconto delle difficoltà che queste associazioni incontrano ogni giorno. Interessante, ma non tanto….

L’ultimo incontro della giornata era la riunione del Coordinamento europeo di Liberiamo la diversità, che si incontrava per:

  1. approvare l’ingresso di 4 nuovi soci, tra cui la Rete Semi Rurali. Approvato
  2. trovare chi, tra i presenti, si sentisse di organizzare l’incontro del prossimo anno
  3. accordarsi sul documento in riferimento alla nuova legge sementiera

Ero un po’ in ritardo e, a chi mi chiedeva dove andavo di corsa, ho detto che andavo alla riunione del coordinamento. “Guarda che mica ti fanno entrare…” Questo commento non mi è piaciuto per niente, e ha solo rinverdito la mia decisione di assistere alla riunione. Arrivata al quartier generale di ProSpecieRara, dove doveva svolgersi l’incontro, mi è stato detto in maniera confusa che non era li, era stato spostato, ma non si sapeva dove. Quelli che mi avevano “aperto gli occhi” gongolavano.
Poi è arrivata una ragazza che mi ha detto dove era stato spostato e mi sono avviata. Sempre con il codazzo di disfattisti dietro. Sono entrata, salita al secondo piano e sono entrata, siamo entrati, senza problemi. Loro sono usciti dopo 5 minuti. Comunque:
La Rete Semi Rurali è entrata a far parte della rete Liberiamo la diversità. Bene.
L’incontro del prossimo anno sarà con tutta probabilità a Londra, ospiti di Garden Organic, una Ong inglese. Bene anche questo.
E’ stato prodotto un documento comune, anche se piuttosto annacquato rispetto a quello che, come Rete Semi Rurali, avremmo voluto. Non è facile mettersi d’accordo tra tante persone, d’età e lingue diverse Sembra che un problema generazionale esista anche all’interno del movimento. Ma un documento comune c’è e verrà condiviso da ProSpecieRara con tutti i partecipanti (e lo condividerò con voi appena lo ricevo).
Finita la riunione, tutti alla cena e poi, stanca morta, a dormire.

Il giorno dopo, un terzo laboratorio, molto interessante, sui sistemi di classificazione (database) per le raccolte e gli scambi di semi. Ho scoperto che la Rete Semi Rurali sta lavorando ad un sistema che ci è stato illustrato. Mi è sembrato molto complesso e molto esteso. Ho trovato invece pratico il sistema andaluso. Ho chiesto che mi mandassero la loro presentazione e quando arriva la traduco e la condivido. Credo che ci potrebbe essere utile per il mandillo.

Nel pomeriggio, seduta plenaria per le conclusioni  (è stata letta la dichiarazione comune relativa alla posizione della Rete sulla nuova legge europea) e, a seguire, l’incontro con un gruppo di contadini che stavano per iniziare un incontro internazionale sui diritti dei contadini a pochi chilometri di distanza, in Germania. Arrivavano dall’India, dall’Ecuador, dall’Iran e dal Senegal.
Non ho preso appunti, perciò vi racconto le cose che più mi hanno colpito. Il contadino dall’India si è detto esterrefatto che discutessimo di vendite e di proprietà dei semi Da loro, stanno combattendo per la libertà di continuare a scambiarsi semi e raccoglierli in banche popolari dei semi dove chiunque può andare a chiederli con l’accordo che se prendi un chilo di semi quest’anno, ne rendi due chili alla banca l’anno dopo. L’Iraniano era felice di poter annunciare che con un chilo di grano avuto da Jean Francois, un agricoltore francese partecipante al nostro incontro, aveva raccolto in cinque anni parecchie tonnellate di grano (27.000 a quel che ho capito). Grandi sorrisi tra i presenti: i benefici del libero scambio in diretta. Il senegalese ha raccontato delle difficoltà che hanno in Africa a coordinarsi tra i vari paesi, ma ha anche detto che stanno rapidamente organizzandosi per contrastare l’accaparramento di terre da parte di paesi stranieri e per poter continuare a gestire i loro semi tradizionali in libertà. Anche da loro infatti, le grandi aziende sementiere si accaparrano varietà tradizionali e ne proibiscono il libero scambio. L’ecuadoriano, che fa parte di una rete di “guardiani di semi” ha detto che anche nel suo paese, uno dei più bio-diversi al mondo, stanno lottando per la biodiversità e l’agroecologia.  Decisamente, in tutto il mondo i contadini sono in movimento.
E’ stato molto bello anche questo: scoprire che in tanti siamo preoccupati di come va il mondo e in movimento per riuscire a influire e cambiare le cose. Un’iniezione di ottimismo, nonostante le difficoltà di comprensione e accordo. Calore umano e tanti ricordi che mi serviranno a superare l’inverno ai Boschi Grandi.

Il gruppo internazionale

Il gruppo internazionale

Riccardo e la collezione di 280 tipi di mele diverse che abbiamo visitato domenica mattina

Riccardo e la collezione di 280 tipi di mele diverse che abbiamo visitato domenica mattina

Maria Pia Corpaci

Last Updated on Wednesday, 05 February 2014 10:23
 

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per offrirti un servizio migliore. Per saperne di piu sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , vedere la nostra Informativa sui cookies.

Accetto i cookie da questo sito .

EU Cookie Directive Module Information