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Una proposta per aiutare chi vive nei paesi di montagna PDF Print E-mail
Written by Massimo Angelini   
Sunday, 24 November 2013 18:18

Perché la nostra montagna e la campagna vivano, bisogna che la gente ci possa vivere. Quindi, che ci possa lavorare e possa avere i servizi comuni del nostro tempo. I piccoli paesi, presidio delle aree economicamente marginali, si stanno spegnendo nel deserto dell'abbandono. Spesso sono lontani dai servizi e dal lavoro, sono malserviti, non sono vivibili: Sopravvivono come ospizi. La vivibilità di un piccolo paese è dettata da poche cose, tra queste l'assenza di una bottega. Dove non c'è più una bottega le persone per gli acquisti dei beni quotidiani sono costrette a spostarsi, a scendere a valle; gli anziani e chi non ha un veicolo sono in difficoltà, i paesi diventano dormitori.

La presenza di una bottega segna il confine tra la vivibilità e l'invivibilità di un paese, tra il paese e il dormitorio: ma non si può aprire una bottega in un piccolo paese quando si è soggetti agli stessi pesi burocratici e fiscali che valgono per chi ha un negozio in città.

 

Sotto altre vesti si ripropone lo stesso problema dell'agricoltura contadina in rapporto a quella imprenditoriale e industriale.

Allora, nell'emergenza delle terre che si spopolano e considerato il ruolo sociale di coesione e servizio che può assicurare una bottega in un paese ora ridotto a dormitorio o a ospizio, servirebbe un provvedimento, provvisorio, che potrebbe più o meno essere questo:

 

Nelle località con meno di 300 abitanti

si può aprire un esercizio commerciale di prodotti alimentari e per la casa, quando per tali generi non ne esistano altri nel raggio di 4 chilometri di strada carrabile,

previa semplice comunicazione al Sindaco, senza limitazioni per ciò che riguarda:

- l'ubicazione e le caratteristiche dei locali, purché mantenuti in dignitose condizioni secondo il senso comune della pulizia, dell'ordine e del decoro;

- l'orario di apertura;

- i generi venduti, purché previsti nelle tabelle merceologiche I, II, VI, VII, X/4, XII/2, XIV/16, XIV/19, compresi i prodotti di parafarmacia e prima medicazione.

Per tali esercizi, in virtù del loro valore sociale e comunitario:

- è esclusa l'installazione di videogiochi, lotterie e altre forme riconducibili al gioco d'azzardo;

- è esclusa la vendita di superalcoolici;

- è prevista, all'interno di un medesimo locale, la compresenza di generi diversi, purché i prodotti alimentari siano separati da quelli non alimentari, e, tra i prodotti alimentari, quelli freschi siano separati da quelli confezionati;

- non è richiesto il possesso della partita iva, dell'iscrizione al Rec né al registro delle imprese;

- è prevista l'esenzione dalle imposte comunali;

- non è prevista alcuna forma di tassazione, salvo quella calcolata per un reddito forfettario annuo di 1000 euro;

- è prevista l'esenzione da qualunque forma di registrazione delle vendite, ricevute e fatture.

Nel caso che, dopo l'apertura dell'esercizio commerciale, si registri un aumento di popolazione nella località con il superamento del limite di 300 abitanti, per gli esercizi già aperti permangono le suindicate esclusioni e previsioni fino al raggiungimento di una popolazione di 500 abitanti.

Massimo Angelini

 
NDR: Questa proposta è stata inoltratata all’On. Adriano Zaccagnini affinché possa essere presentata in Parlamento

Perché la nostra montagna e la campagna vivano, bisogna che la gente ci possa vivere. Quindi, che ci possa lavorare e possa avere i servizi comuni del nostro tempo. I piccoli paesi, presidio delle aree economicamente marginali, si stanno spegnendo nel deserto dell'abbandono. Spesso sono lontani dai servizi e dal lavoro, sono malserviti, non sono vivibili: Sopravvivono come ospizi. La vivibilità di un piccolo paese è dettata da poche cose, tra queste l'assenza di una bottega. Dove non c'è più una bottega le persone per gli acquisti dei beni quotidiani sono costrette a spostarsi, a scendere a valle; gli anziani e chi non ha un veicolo sono in difficoltà, i paesi diventano dormitori. La presenza di una bottega segna il confine tra la vivibilità e l'invivibilità di un paese, tra il paese e il dormitorio: ma non si può aprire una bottega in un piccolo paese quando si è soggetti agli stessi pesi burocratici e fiscali che valgono per chi ha un negozio in città.

Sotto altre vesti si ripropone lo stesso problema dell'agricoltura contadina in rapporto a quella imprenditoriale e industriale.

Allora, nell'emergenza delle terre che si spopolano e considerato il ruolo sociale di coesione e servizio che può assicurare una bottega in un paese ora ridotto a dormitorio o a ospizio, servirebbe un provvedimento, provvisorio, che potrebbe più o meno essere questo:

 

Nelle località con meno di 300 abitanti

si può aprire un esercizio commerciale di prodotti alimentari e per la casa, quando per tali generi non ne esistano altri nel raggio di 4 chilometri di strada carrabile,

previa semplice comunicazione al Sindaco, senza limitazioni per ciò che riguarda:

- l'ubicazione e le caratteristiche dei locali, purché mantenuti in dignitose condizioni secondo il senso comune della pulizia, dell'ordine e del decoro;

- l'orario di apertura;

- i generi venduti, purché previsti nelle tabelle merceologiche I, II, VI, VII, X/4, XII/2, XIV/16, XIV/19, compresi i prodotti di parafarmacia e prima medicazione.

Per tali esercizi, in virtù del loro valore sociale e comunitario:

- è esclusa l'installazione di videogiochi, lotterie e altre forme riconducibili al gioco d'azzardo;

- è esclusa la vendita di superalcoolici;

- è prevista, all'interno di un medesimo locale, la compresenza di generi diversi, purché i prodotti alimentari siano separati da quelli non alimentari, e, tra i prodotti alimentari, quelli freschi siano separati da quelli confezionati;

- non è richiesto il possesso della partita iva, dell'iscrizione al Rec né al registro delle imprese;

- è prevista l'esenzione dalle imposte comunali;

- non è prevista alcuna forma di tassazione, salvo quella calcolata per un reddito forfettario annuo di 1000 euro;

- è prevista l'esenzione da qualunque forma di registrazione delle vendite, ricevute e fatture.

Nel caso che, dopo l'apertura dell'esercizio commerciale, si registri un aumento di popolazione nella località con il superamento del limite di 300 abitanti, per gli esercizi già aperti permangono le suindicate esclusioni e previsioni fino al raggiungimento di una popolazione di 500 abitanti.

Massimo Angelini

 
NDR: Questa proposta è stata presentata all’On. Adriano Zaccagnini affinché possa essere presentata in Parlamento
Last Updated on Tuesday, 11 November 2014 08:15
 

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