Incontro annuale della Rete Semi Rurali Print
Written by Maria Pia Corpaci   
Monday, 18 December 2017 00:00

Il 15 e il 16 dicembre a Passignano sul Trasimeno si è tenuto l'Incontro Annuale della Rete Semi Rurali - Costruiamo i sistemi sementieri di Rete Semi Rurali.
Maria Pia Corpaci ha partecipato in rappresentaza del Consorzio e ci ha fatto una relazione sull'incontro.

Ciao a tutti,
ho partecipato alla giornata nazionale della Rete Semi Rurali a Passignano e vorrei raccontarvi un po' questo incontro dedicato ai sistemi sementieri di RSR. Si cominciano a delineare infatti, generando dibattito anche acceso, ma sempre civilissimo, le varie regole che i consorzi e le associazioni si stanno danno quando registrano varietà locali.

Quasi tutti definiscono un areale quasi tutti legano il nome a quell'areale. E' stato chiarito però che la registrazione a varietà di conservazione tutela la varietà, cresciuta in quella zona con quel nome. Ciò non dà comunque nessun diritto a un'esclusiva del patrimonio genetico, per cui, nel caso della Solina d'Abruzzo, solo il Consorzio della Solina può utilizzare quel nome per la commercializzazione ma i contadini dello stesso areale possono continuare a coltivare solina senza problemi, anche se non fanno parte del Consorzio. Al di fuori dell'areale, anche, ma le proprietà organolettiche della solina cambia a causa delle varie differenze di suolo e clima. E dunque, diventerà diverso dal Solina coltivato in altitudine e si potrà chiamare come vuole, ma certamente non Solina d'Abruzzo.  Il Consorzio della Solina d'Abruzzo ha sottolineato che non si tratta solo di grano, ma della comunità che lo ha conservato negli anni e che da questo da anni ricava la propria faticosa sussistenza a 1200 mt. di altezza. Ma anche che, coltivato a bordo mare, produce il doppio con metà della fatica pur non avendo le stesse proprietà organolettiche del grano di montagna. Sarebbe concorrenza sleale e anche forse truffa perchè stai vendendo qualcosa di diverso. Uno dei produttori del consorzio solina ha anche segnalato che se ogni abruzzese volesse un chilo di solina, non ce ne sarebbe più velocissimamente. Una produzione di nicchia per una comunità di nicchia ma che le consente di sopravvivere li dov'è sempre stata.
Naturalmente alcuni (Ari, Campi Aperti...) sostenevano che non avesse nessun senso limitare il diritto al nome a un areale, che i semi dovrebbero essere liberi, la solina è solina, e se vende bene, vogliamo coltivare la solina anche in Emilia.
Salvatore Ceccarelli ha detto che se 10.000 anni fa nella mezza luna fertile avessero proibito la circolazione dei semi, noi non ci saremmo. E che i semi hanno sempre circolato, adattandosi a nuove circostanze e diventando qualcos'altro dal seme di partenza.

Si confondono due piani che hanno entrambi ragione d'essere. Sulla libera circolazione dei semi non ci sono grossi dubbi: è oggi più che mai necessaria in questo clima che cambia. Allo stesso tempo, viviamo in questa economia e, come siamo costretti a registrare i semi se no ce li rubano; ma, legando il prodotto al suo territorio, assicuriamo anche sussistenza alle comunità che lo producono e le rendiamo riconoscibili dal ristretto (o meno) mercato che riescono a servire.

Ma non tutte le associazioni che hanno registrato hanno legato il seme a un territorio (p.e. la filiera Shebar) e le esperienze sono molteplici. Dalle esperienze toscane con gli agricoltori custodi, a Terre Frumentarie in Sicilia che ha registrato al Mipaf e ha avuto una deroga per riprodurre i grani autoctoni e poterli distribuire ai soci, con controlli successivi in campo e alla chiusura dei sacchi da parte del Crea per evitare frodi. Da segnalare l'assistenza fornita da Arcoiris, ditta sementiera socia della rete, nel garantire la pulitura del seme secondo le norme a Terre Frumentarie.

A proposito della questione Sis/Cappelli, Riccardo ha confermato a chiarissime lettere che Sis non ha appigli giuridici se il contadino aveva già il Cappelli e continua a coltivarlo e venderlo. Non potrà venderne i semi, però. E il problema si pone per quelli che entrano adesso. Essendo un accordo di filiera per cui i contadini rivendono il raccolto, a prezzo prefissato, interamente a Sis e Sis si impegna di riprodurre i semi in purezza, in pratica la semente cappelli è privatizzata, sia come circolazione del seme, che come commercializzazione ed eventuale filiera.

In allegato parte del materiale fornito da RSR per la condivisione. Chi fosse interessato ad averlo tutto, me lo chieda...
Una giornata interessante, partecipazione di tutti, incontri e re-incontri, tantissimi discorsi in un clima sereno e a momenti allegro, sotto una pioggia battente che ha dato poco respiro. 
un saluto,
Maria Pia

Incontro annuale della Rete Semi Rurali (pdf)

Last Updated on Tuesday, 16 January 2018 20:54
 

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